«Non mi offendo, lo scriva». Lei è il mastino napoletano di Antonio Tajani. Larga risata teatrale. «E va bene: è così. La mia Campania d’altronde è l’unica regione di Forza Italia puramente tajanea, senza sovrastrutture tipo la Calabria di Occhiuto. E poi, la vuole sapere una chicca? Antonio, da parte di padre, è originario di Vietri sul Mare, Salerno, è un campano doc».Fulvio Martusciello è così.
Personaggio totale, simpatico quanto ruvido all’occorrenza, amato e osteggiato: sette volte candidato e sempre eletto, in due occasioni è risultato il più votato d’Italia, alle ultime Europee ha preso 100 mila preferenze facendo scrivere sulla scheda elettorale — come Giorgia Meloni — Fulvio Martusciello detto Fulvio.
Ha funzionato, e assai.Venerdì l’attuale capodelegazione di FI a Strasburgo ha scritto nella chat del partito campano, di cui è coordinatore regionale con più di un oppositore interno e il piglio del condottiero, che non sarebbe andato all’evento di Confindustria giovani a Capri:: «Il programma è davvero molto fiacco». Era il giorno degli interventi del ministro Paolo Zangrillo e del governatore della Calabria Roberto Occhiuto, non proprio due «tajanei», come direbbe questo avvocato, ex funzionario di Banca Italia e fratello d’arte (Antonio Martusciello, ex dirigente di Publitalia 80, fu uno dei 26 promotori del partito fondato da Silvio Berlusconi, poi uscito di scena nel 2006 dal Parlamento per via della faida con la coppia Cesaro-Cosentino, cioè Giggino ‘a purpetta e Nick ‘o mericano).
«Fulvio detto Fulvio» è un viceré. Tajani è il suo Re Sole. Agli amici ripete sempre il suo motto: «La mia memoria è fatta per ricordare e non per dimenticare». Infatti quando nel 2022 Berlusconi lo nominò coordinatore campano, carica da poco confermata, fece piazza pulita delle minoranze interne al momento delle liste elettorali: zac.Il Cav lo chiamava «Flavio». Nel 2009 appena scoppiò il caso della frequentazione con Noemi Letizia, l’allora presidente del Consiglio si difese dicendo: «Ma quale Casoria, stavo andando dal mio amico Flavio Martusciello».
Lui stette al gioco e convocò i giornalisti all’Hotel Vesuvio, a Napoli, per confermare tutto. Fu «una bugia bianca per un amico e un uomo unico», ricorda ancora oggi, quando è in vena di memorie.Purghe per gli avversari, babà al rum per gli amici e le grandi occasioni. Più qualche guaio giudiziario tra i piedi: l’ultimo è l’inchiesta della procura belga su presunte attività di lobbying illecite dell’azienda cinese Huawei nelle istituzioni europee, per la quale è stata indagata una sua collaboratrice. Lo scorso 16 giugno il Parlamento europeo gli ha revocato l’immunità, lui si dice estraneo a qualsiasi addebito. Martusciello ha trasformato il rapporto di amicizia e devozione che ebbe con Berlusconi in quello di fratellanza verso Tajani. È uno dei punti fermi del ministro degli Esteri, al pari di Paolo Barelli.
L’europarlamentare è anche uno dei magnifici sette: tanti sono i componenti della chat azzurra «Linea politica» che viene convocata tutte le mattine dal leader azzurro, a giornali letti e digeriti, per fare il punto sulla giornata, tra strategia politica e comunicazione. Fulvio detto Fulvio, ma anche Flavio, è tanto buono e caro, ma non toccategli «Antonio, il nostro unico leader». Altrimenti diventa un mastino napoletano. (CORRIERE DEL MEZZOGIORNO )


