Referendum, Fulvio Martusciello: «Un voto politico, stesso risultato delle Regionali»

Fulvio Martusciello, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia, il referendum proposto dal Governo è risultato sconfitto nelle urne. Che significato ha questo risultato?

«Riconosciamo con rispetto il risultato. Gli italiani hanno fatto una scelta diversa da quella che auspicavamo e quando si vota la parola finale spetta sempre ai cittadini. Questo però non cambia il quadro politico: il governo ha ricevuto un mandato chiaro alle elezioni e su quel mandato continua a lavorare. Resta il rammarico per una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Oggi il punto è prendere atto del voto e riportare il confronto su un terreno più serio, più pacato e più rispettoso, perché la giustizia è un tema troppo importante per essere ridotto a uno scontro permanente».

Il sì era dato in vantaggio dai sondaggi. Secondo lei il centrodestra e i sostenitori del sì hanno sbagliato qualcosa nella campagna referendaria?

«Più che parlare di errori, credo che il tema sia il clima in cui si è svolta la campagna. Noi abbiamo provato a spiegare il merito della riforma, ma il confronto si è spesso spostato su toni troppo accesi, che hanno finito per coprire i contenuti. Quando il dibattito diventa esasperato, è più difficile far arrivare messaggi complessi. È una riflessione che riguarda tutti: su questioni come la giustizia serve più equilibrio, meno slogan e più rispetto reciproco. Probabilmente non siamo riusciti a far arrivare fino in fondo il senso della riforma, ma questo non cancella la bontà delle nostre proposte».

Come procederà, ora, l’azione di Governo della coalizione?

«Il governo va avanti con determinazione e senso di responsabilità. Non c’è alcuna battuta d’arresto. Continueremo a lavorare sul programma per cui abbiamo ricevuto il consenso degli italiani, mantenendo al centro crescita, lavoro, sicurezza e riforme. Anche sul tema della giustizia il percorso non si interrompe, ma dovrà svilupparsi con un approccio più aperto al confronto, cercando di coinvolgere tutte le forze disponibili a discutere nel merito, senza contrapposizioni ideologiche. L’obiettivo resta quello di rendere il sistema più giusto ed efficiente».In Campania e a Napoli il dato è stato ancora più forte per il «no». Come legge questo risultato?«È un dato coerente con quello che abbiamo visto pochi mesi fa alle elezioni regionali. Se si guarda al risultato del sì in Campania, si ritrova sostanzialmente lo stesso perimetro elettorale del centrodestra. Questo significa che il voto referendario, qui più che altrove, ha avuto una forte componente politica e territoriale. Abbiamo tenuto il nostro bacino, ma non siamo riusciti ad allargarlo. Ed è proprio questo il punto su cui riflettere, perché indica con chiarezza dove dobbiamo lavorare di più, tornando a essere più presenti e più incisivi sul territorio. Il «no» ha vinto in tutte le regioni del Sud, perché c’è poco Sud in questo governo. Non c’è un Ministro meridionale e si ha la sensazione di uno sbilanciamento programmatico verso il Nord».

Ora il centrodestra campano, dopo la sconfitta anche alle Regionali, da dove deve ripartire?

«Deve ripartire dal territorio, rafforzando presenza e credibilità. I risultati elettorali e questo referendum ci dicono che esiste uno spazio politico, ma va consolidato con lavoro quotidiano, ascolto e costruzione di una classe dirigente sempre più radicata. Non servono scorciatoie né polemiche, serve continuità. Forza Italia deve continuare a interpretare il ruolo di forza moderata, seria e affidabile, capace di parlare a un elettorato ampio e di costruire un’alternativa credibile».

C’è stata una buona affluenza alle urne. Un dato positivo a prescindere dal risultato?

«Sì, è un dato positivo e va riconosciuto.La partecipazione rafforza la democrazia e rende il risultato ancora più significativo. Dopo anni di astensione nei referendum, vedere tanti cittadini alle urne è un segnale importante. Proprio per questo il voto va rispettato fino in fondo e deve spingerci a migliorare la qualità del confronto pubblico, rendendolo più civile, più serio e più utile al Paese».

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