Antonio Tajani torna a Napoli per una giornata che Forza Italia definisce “di memoria e di responsabilità”. Domani, venerdì 21 novembre, alle 17.30, il segretario nazionale del partito, vicepremier e ministro degli Esteri, interverrà all’Hotel Royal Continental all’incontro “La giustizia negata”, nel luogo simbolo di uno degli episodi più discussi della storia repubblicana.
Il riferimento è al 22 novembre 1994, quando Silvio Berlusconi – allora presidente del Consiglio – ricevette un invito a comparire mentre si trovava proprio a Napoli, alla Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla Criminalità Organizzata. Un atto destinato a diventare un caso politico e internazionale, e che per Forza Italia rappresenta ancora oggi il paradigma delle storture di una stagione giudiziaria. “Non è un anniversario come gli altri”, afferma Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia. “Da Napoli partì uno dei momenti più traumatici per il rapporto tra politica e giustizia. È qui che una ferita si aprì davanti al Paese. Oggi, con la riforma voluta da Tajani, affermiamo che l’Italia non può più permettersi processi infiniti, accuse senza riscontri e carriere che si sovrappongono”.
Martusciello aggiunge: “La Giornata della giustizia negata non è un esercizio di nostalgia, ma un impegno verso il futuro. Napoli sarà la capitale di un messaggio chiaro: la giustizia deve essere terza, rapida, rispettosa delle persone. È la battaglia di Forza Italia da trent’anni, ed è la battaglia che dedichiamo a Silvio Berlusconi”. L’evento di domani rientra nelle iniziative promosse a livello nazionale dal partito azzurro, all’indomani dell’approvazione parlamentare della riforma definita da Tajani “storica” e “un passaggio decisivo per riportare equilibrio e garanzie nel sistema”. E Napoli, domani, sarà anche il luogo in cui verranno ricordate alcune delle vicende giudiziarie che negli anni hanno segnato cittadini, amministratori e personalità rimaste intrappolate in procedimenti poi rivelatisi infondati. Dal Caso Racinaro a quello del calciatore Michele Padovano, fino alle vicende di Pasquale Aliberti e Carmine Antropoli, storie diverse ma unite dalla stessa richiesta: una giustizia che non distrugga vite in attesa della verità. (AGENZIA NOVA)